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<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description></description><title>http://dariodivico.tumblr.com/</title><generator>Tumblr (3.0; @dariodivico)</generator><link>http://dariodivico.tumblr.com/</link><item><title> LAVORO: GIOVANNINI, NON È PREVISTO CHE RIPRESA ASSORBA DISOCCUPAZIONE =
      Roma, 22 mag. -...</title><description>&lt;p&gt; LAVORO: GIOVANNINI, NON È PREVISTO CHE RIPRESA ASSORBA DISOCCUPAZIONE =&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;      Roma, 22 mag. - (Adnkronos) - «Nei prossimi mesi non è prevista&lt;br/&gt;una ripresa vigorosa, si spera di intercettarla entro fine anno e &lt;br/&gt;l&amp;#8217;inizio del prossimo». Ad affermarlo, secondo quanto si riferisce, è&lt;br/&gt;il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini nel corso dell&amp;#8217;incontro con &lt;br/&gt;le parti sociali. Una ripresa che però, aggiunge, «non è previsto &lt;br/&gt;assorba la disoccupazione». Ecco perchè «siamo qui per capire come &lt;br/&gt;possiamo accellerare una trasmissione della ripresa economica al &lt;br/&gt;mercato del lavoro».&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;      (Eca/Opr/Adnkronos)&lt;br/&gt;22-MAG-13&amp;#160;16:44&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/51071764027</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/51071764027</guid><pubDate>Wed, 22 May 2013 10:52:34 -0400</pubDate></item><item><title>il distretto di Sassuolo, l'Atene della ceramica, in serie A</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;I Piccoli sono approdati in serie A grazie a un grande industriale, Giorgio Squinzi. Il Sassuolo calcio è riuscito nel miracolo di far convivere i due tronconi dell’imprenditoria italiana, &lt;span&gt; &lt;/span&gt;le imprese multinazionali e l’universo delle piccole e medie. Del resto Sassuolo è considerato il portabandiera dei distretti italiani e spesso le novità del made in Italy sono venute da questa terra a cavallo tra le province di Modena e Reggio Emilia. Risale addirittura al 1966 il primo libro che ne ha narrato le virtù e aveva come autore il giovane professore Romano Prodi, originario della vicina Scandiano. Successivamente di Sassuolo e delle sue piastrelle se ne sono innamorati un po’ tutti nel mondo del business. I guru del management a stelle e strisce come Michael Porter e più recentemente gli yankee della Mohawk, i turchi della Kalebodur e, si dice, anche un colosso cinese. Gli industriali sassolesi non sembrano proprio aver paura di tutte queste attenzioni, si considerano l’Atene della ceramica. I grandi eserciti possono pensare di averla conquistata ma presto o tardi scopriranno che è successo il contrario. Chi compra un’azienda del distretto (la Mohawk ha fatto sua la Marazzi) alla fine conferma alla guida i manager emiliani perché sanno dove mettere le mani e soprattutto sanno come innovare un prodotto, come la piastrella, che è destinato a cambiare nel tempo. Seguendo l’evoluzione degli stili di vita e strizzando l’occhio alla green economy.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;In zona ci sono 82 aziende di ceramica e attorno è cresciuta una filiera di fornitura che conta altre 4-500 imprese. Valgono 30 mila posti di lavoro&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;e 3 miliardi di esportazione (per le sole piastrelle). L’80% del prodotto sassolese prende la strada dell’estero (nel primo trimestre di quest’anno le vendite in America sono salite del 15%) e del resto con il mercato interno dell’edilizia che langue le esportazioni sono una manna. Per sostenere l’urto della Grande Crisi gli imprenditori di qui hanno anche ristrutturato le loro aziende per renderle più efficienti e nel farlo sono riusciti in un piccolo miracolo: quasi nessuno è uscito dal mercato e l’occupazione è stata tamponata facendo ricorso ai contratti di solidarietà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;    &lt;/span&gt;Il rapporto tra il territorio e Squinzi, proprietario del football club, risale agli anni ’70 quando piastrelle e collanti viaggiavano assieme nei camion per risparmiare sui costi della logistica. Nel modenese l’agente commerciale della Mapei (il gruppo di Squinzi) era quel Carlo Rossi che sarebbe diventato dieci anni fa il presidente della squadra di calcio locale. Il presidente della promozione in serie A. Squinzi, oltre ad essere diventato nel frattempo il numero uno della Confindustria (con l’appoggio dei sassolesi), è alla testa di un gruppo multinazionale della chimica leggera e nel distretto oltre al calcio possiede due fabbriche che producono colla ed una azienda di mosaico. L’oculata gestione propria delle imprese sassolesi ha fatto scuola anche nello sport e dal prossimo anno sarà possibile vedere l’esito di una nuova competizione di business applicato al calcio, quella tra il modello del Chievo dei miracoli e l’outsider Sassuolo. La prima mossa dovrebbe essere l’acquisto dello stadio di Reggio Emilia che non ha squadra: il prezzo oscilla tra i 3 e i 4 milioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;Dario Di Vico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50811842435</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50811842435</guid><pubDate>Sun, 19 May 2013 07:07:43 -0400</pubDate></item><item><title>Se capisco bene l'Ance (costruttori) dice: invece di tagliare l'Imu meglio un piano straordinario per l'edilizia</title><description>&lt;p&gt;&lt;p align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Subito un piano pubblico per le scuole, la manutenzione del territorio e per i mutui alle famiglie.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;L’Imu da sola non basta&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;“Quello a cui ogni giorno assistiamo e che rileviamo direttamente con i nostri centri di elaborazione dati è un &lt;strong&gt;bollettino di guerra&lt;/strong&gt;: gli argini si stanno rompendo e il sistema non regge più”. Sono parole dure quelle usate dal &lt;strong&gt;Presidente dell’Associazione dei costruttori, Paolo Buzzetti,&lt;/strong&gt; a commento degli ultimi dati Istat sulla produzione delle costruzioni. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;“Sono più di tre anni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt; che denunciamo con forza la grave crisi del settore ma finora &lt;strong&gt;non si è fatto nulla di efficace &lt;/strong&gt;per invertire la rotta e anzi con l’introduzione dell’&lt;strong&gt;Imu&lt;/strong&gt; è stato dato il &lt;strong&gt;colpo di grazia&lt;/strong&gt; a un settore già in agonia”. Secondo il Presidente Buzzetti, “se il Governo Letta, come lo stesso Presidente del Consiglio ha affermato in questi giorni, è davvero intenzionato a fare qualcosa per salvare migliaia di imprese e di famiglie dalla rovina allora non è più tempo di appellarci a rigidi parametri di bilancio europei, come riconoscono ormai anche molti economisti. Bisogna &lt;strong&gt;subito varare un piano coraggioso di opere pubbliche&lt;/strong&gt; oltre a sbloccare gli strumenti già studiati all&amp;#8217;attenzione del Governo per sostenere i mutui alle famiglie&amp;#8221;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Quello che chiediamo è di immettere subito “un’iniezione di soldi pubblici per partire con la &lt;strong&gt;messa in sicurezza delle scuole e del territorio&lt;/strong&gt;: interventi necessari per il bene del Paese e capaci di dare fiato all’economia”.  Buzzetti ricorda che il &lt;strong&gt;Cipe 4 anni fa aveva stanziato 3 miliardi su un piano di piccole e medie opere&lt;/strong&gt; promosso dall’Ance con il parere favorevole dei Comuni che poi è stato affossato per problemi di bilancio. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50645983419</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50645983419</guid><pubDate>Fri, 17 May 2013 07:26:07 -0400</pubDate></item><item><title>Sorprese/ Sacconi è d'accordo con Giavazzi.</title><description>&lt;p&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="s4"&gt;&lt;span class="s3"&gt;Alesina, Giavazzi. Sacconi, proposta interessante e praticabile&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="s4"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="s4"&gt;&lt;span class="s3"&gt;Alesina e Giavazzi descrivono sul Corriere una ipotesi interessante e praticabile che consiste in un percorso della disciplina di bilancio funzionale alla crescita e all&amp;#8217;occupazione, ad un modo di rispettare i vincoli e di utilizzare gli strumenti dell&amp;#8217;Unione che non generi ulteriore depressione. L&amp;#8217;Italia e&amp;#8217; nella condizione di praticare un credibile piano poliennale di riduzione strutturale delle spese, quale &amp;#8220;copertura&amp;#8221; di un immediata riduzione della tassazione sugli immobili e sul lavoro. Lo strumento dovrebbe essere il federalismo fiscale attraverso costi e fabbisogni standard per sanità e municipalità nelle loro macroaree di spesa. Si tratterebbe cioè di attuare una legge che c&amp;#8217;è secondo parametri già tutti o quasi disponibili. E su quell&amp;#8217;onda altri analoghi percorsi, come la concentrazione delle sedi e l&amp;#8217;adozione di analoghi costi standard per le università, potrebbero essere praticati ed accettati. Il Governo Letta può insomma varare un piano di affidabili tagli di spesa ed in base ad essi chiedere una rimodulazione del patto con Bruxelles in funzione della crescita sostenuta dalla riduzione della pressione fiscale. Cosi&amp;#8217; come chiedere di aiutare la ricapitalizzazione delle banche attraverso il fondo europeo che concorriamo a finanziare.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50641241582</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50641241582</guid><pubDate>Fri, 17 May 2013 04:27:40 -0400</pubDate></item><item><title>Di nuovo bufera sui pagamenti della PA? Un Sangalli insolitamente nervoso dice ...</title><description>&lt;p&gt;DEBITI P.A:SANGALLI A SALTAMARTINI,È UN PERCORSO A OSTACOLI&lt;br/&gt;(V. «DEBITI PA:SALTAMARTINI,SANGALLI SBAGLIA&amp;#8230;» DELLE 15.46&amp;#160;&lt;br/&gt;   (ANSA) - ROMA, 16 MAG - «Per le imprese rimane un percorso a&lt;br/&gt;ostacoli». Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli&lt;br/&gt;replica all&amp;#8217;onorevole Saltamartini che stamattina lo aveva&lt;br/&gt;criticato sul tema del pagamento dei debiti della Pa.&lt;br/&gt;  «Proprio perchè il testo l&amp;#8217;abbiamo letto - afferma Sangalli&lt;br/&gt;- anche se il principio della compensazione è presente nel&lt;br/&gt;decreto, la praticabilità, di fatto, non esiste. Infatti, il&lt;br/&gt;meccanismo della compensazione previsto dal provvedimento rimane&lt;br/&gt;paradossalmente limitato solo a quelle imprese inadempienti nei&lt;br/&gt;confronti del fisco, e fino a concorrenza dell&amp;#8217;importo indicato&lt;br/&gt;in cartella esattoriale, ed esclude, pertanto, le imprese che&lt;br/&gt;hanno sempre adottato un comportamento corretto e che sono la&lt;br/&gt;stragrande maggioranza. Il risultato finale, quindi, è che per&lt;br/&gt;le imprese recuperare i loro crediti verso la P.A., ad oggi,&lt;br/&gt;rimane un percorso ad ostacoli».(ANSA).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;     CHO&lt;br/&gt;16-MAG-13&amp;#160;18:39&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50584376501</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50584376501</guid><pubDate>Thu, 16 May 2013 12:46:43 -0400</pubDate></item><item><title>BONANNI: TWITTER ALGIDO E PERICOLOSO,CERCATE CONTATTO UMANOSOCIAL NETWORK «UNO SCHIFO VI SI DICONO...</title><description>&lt;p&gt;BONANNI: TWITTER ALGIDO E PERICOLOSO,CERCATE CONTATTO UMANO&lt;br/&gt;SOCIAL NETWORK «UNO SCHIFO VI SI DICONO SOLO PAROLACCE»&lt;br/&gt;   (ANSA) - ASCOLI PICENO, 15 MAG -  Chi fa sindacato deve&lt;br/&gt;essere a disposizione dei lavoratori che si conoscono, che si&lt;br/&gt;rappresentano, «in carne e ossa. Non quelli delle mail o che&lt;br/&gt;cinguettano su Twitter, che come vedete è uno schifo visto che&lt;br/&gt;vi si dicono solo parolacce. Perchè quando non c&amp;#8217;è il calore&lt;br/&gt;umano, il riconoscersi e farsi conoscere tutto diventa di un&lt;br/&gt;cinismo e di un algido davvero pericoloso». Frecciata contro i&lt;br/&gt;social Network del segretario nazionale della Cisl Raffaele&lt;br/&gt;Bonanni che al congresso Filca Cisl a Colli del Tronto (Ascoli&lt;br/&gt;Piceno) invita i suoi a ritrovare il contatto umano con la base.&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50496902359</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50496902359</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 10:24:28 -0400</pubDate></item><item><title>Se invece di badante dicessimo infermiere a domicilio?</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Visto che la domanda è alta, ed è destinata a restarlo da qui al 2030, quella del/della badante può diventare a tutti gli effetti una professione sulla quale puntare? A rendere attuale un quesito, che altrimenti potrebbe sembrare del tutto irrealistico, è una ricerca del Censis e dell&amp;#8217;Ismu condotta per il ministero del Lavoro e che fotografa il mercato dei servizi di cura/assistenza per le famiglie. Il numero-chiave è quello riferito ai collaboratori che prestano servizio di cura in casa con formule e modalità diverse: nel 2001 erano all&amp;#8217;incirca un milione, oggi sono diventati a 1.655 mila con un incremento del 53%. Più di quattro quinti sono donne e solo il 17,6% è di sesso maschile.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il 77,3% di loro è straniero con un netto primato della componente rumena che sopravanza gli ucraini, i filippini, i moldavi e via via marocchini, peruviani, polacchi e russi. Complessivamente dall&amp;#8217;Est europeo viene comunque la maggioranza assoluta delle badanti. Gli italiani sono poco più del 22% ma nelle regioni meridionali questa percentuale arriva anche al 36%. I fattori che rendono questo mercato interessante, nonostantela Grande Crisi, sono ovviamente l&amp;#8217;invecchiamento della popolazione, la frammentazione del tradizionale modello familiare italiano, la tendenza alla de-ospedalizzazione a favore delle terapie a domicilio. Siccome queste tendenze sono destinate a continuare nei prossimi anni il Censis prevede una crescita della domanda che porterà il numero degli attuali collaboratori a 2.150 mila nel 2030, con un fabbisogno aggiuntivo complessivo di circa 500 mila unità. Mezzo milione di posti di lavoro.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;E allora un Paese che ha tre milioni di disoccupati si può permettere di snobbare un lavoro dignitoso e di grande utilità come quello rappresentato dall&amp;#8217;assistenza agli anziani? Ovviamente no, ma oggi sono pochi i giovani che prendono in considerazione un&amp;#8217;ipotesi di questo tipo e, va aggiunto, qualora lo facessero molto probabilmente dovrebbero scontrarsi con la ferma contrarietà dei propri genitori. Non è un caso che il boom delle badanti in Italia sia stato pressoché spontaneo, favorito dall&amp;#8217;assenza di servizi pubblici analoghi e alimentato sostanzialmente dal passaparola e dal contatto diretto tra datore di lavoro e dipendente. Solo il 14,3% degli attuali badanti ha seguito un percorso professionale e il 71% è diventato assistente per gli anziani per pura necessità economica tanto da accettare in più di qualche caso (il 27,7%) un rapporto di lavoro totalmente irregolare. Nel tempo però quello che era partito come un mercato del tutto deregolato ha via via preso corpo. Sia soggettivamente visto che il 70% dei badanti considera la sua attuale occupazione come stabile e solo il 16% sta cercando un lavoro più soddisfacente. Sia sul lato delle tutele «di fatto» se, come sostiene il Censis, più della metà dei lavoratori ha ormai riconosciuti ferie, liquidazione, malattia e tredicesima.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Commenta Paolo Reboani, amministratore delegato di Italia Lavoro: «Da parte degli italiani esiste ancora un pregiudizio verso questa forma di occupazione. Si è disposti addirittura a licenziarsi per poter accudire il proprio padre o la propria madre non autosufficiente, ma difficilmente si prende in considerazione la possibilità di assistere a pagamento dei terzi. Eppure vista la domanda di lavoro costante sarebbe utile riconsiderare il tutto». Il badante dovrebbe diventare, anche lessicalmente, un infermiere domiciliare, dotato di una propria professionalità, iscritto a un registro e il cui collocamento al lavoro potrebbe essere intermediato da un’agenzia o da una cooperativa. «Con questa veste più moderna e certificata il lavoro del badante potrebbe essere tranquillamente recuperato nel novero delle professioni appetibili» aggiunge Reboani. Del resto l’aumento dei nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi alla persona è una tendenza di carattere internazionale che caso mai ci vede ancora una volta in ritardo. Da un punto di vista sistemico, secondo il direttore del Censis Giuseppe Roma, «occorre spostare i costi di ospedalizzazione verso l’attività domiciliare, organizzare in maniera più moderna le lunghe degenze e di conseguenza curare la professionalizzazione del servizio in una logica di collaborazione tra pubblico e privato». Del resto il 55,2% di coloro che già oggi fanno i collaboratori si dichiara disposto a seguire un corso di formazione.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;La ricerca del Censis sottolinea, infine, come le famiglie incontrino difficoltà nel reclutamento delle badanti e nella gestione del rapporto di lavoro perché non trovano sul territorio servizi che possano aiutarle nell’individuazione del candidato. Da qui la maggiore disponibilità ad affidarsi totalmente ad agenzie di intermediazione che le sollevino da qualsiasi incombenza burocratica e gestionale. Se poi queste agenzie saranno capaci di selezionare anche giovani italiani la quadratura del cerchio tra più servizi e più posti di lavoro sarà a portata di mano.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Dario Di Vico&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;twitter@dariodivico&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50488434681</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50488434681</guid><pubDate>Wed, 15 May 2013 06:32:16 -0400</pubDate></item><item><title>La crisi libera grandi spazi e la Coop li affitta ai Piccoli -</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;La crisi porta ad aguzzare l’ingegno e la grande distribuzione cerca strade nuove nel rapporto con&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;consumatori sempre più prudenti. L’esperimento viene da Sesto Fiorentino e il protagonista si chiama Unicoop. Gli ipermercati generalisti funzionano sempre meno per la stasi dei consumi di beni durevoli e l’offensiva delle catene specializzate (Mediawordl, Decathlon, Ikea, ecc.) e di conseguenza è stata avviata la loro ristrutturazione in formati più piccoli e centrati prevalentemente sul food. Riorganizzando le aree si sono automaticamente liberati grandi spazi e l’idea che è venuta ai manager di Unicoop è stata&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;di affittarli a piccole e medie imprese che hanno bisogno, magari per una settimana, di aprire un loro punto vendita.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Un artigiano, un commerciante, un professionista o anche solo uno studente, possono allestire all’interno del supermercato Unicoop una propria vetrina e vendere oggetti o solo idee, offrire servizi. Può capitare che una piccola azienda abbia necessità di esaurire le scorte di magazzino, abbia un prodotto nuovo da lanciare o anche solo da testare e allora con un affitto a prezzi contenuti (poco più di 500 euro) si garantisce una presenza commerciale in un sito, come quello alle porte di Firenze, che viene visitato settimanalmente da 60 mila clienti.&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Come una volta si apriva una bottega in piazza oggi si prende a nolo uno spazio nei centri commerciali. La formula si presenta virtuosa: Unicoop incassa l’affitto, i Piccoli usufruiscono di una chance che non avrebbero mai potuto permettersi&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;e per di più possono modularla nel tempo senza caricarsi di costi fissi. Infine il consumatore ha una possibilità di scelta in più e viene a conoscenza di prodotti o soluzioni che gli srabbero rimaste ignoti. L’iniziativa è stata chiamata &amp;#8220;moving mall&amp;#8221; e i riscontri sono stati positivi. A scommettere sulla novità sono già stati operatori dei segmenti più disparati:&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;dalla floricoltura alla confetteria, dalla telefonia a un’agenzia di wedding planner.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Dario Di Vico&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50411498036</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50411498036</guid><pubDate>Tue, 14 May 2013 06:04:22 -0400</pubDate></item><item><title>Il caso Inarcassa/ Quando le casse di previdenza devono rimpiazzare le banche</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Di fronte alla crisi le casse previdenziali private ora cominciano a comportarsi da banche. E’ il caso – il primo nel suo genere – dell’Inarcassa, l’istituto che amministra il welfare dei 165 mila architetti e ingegneri italiani. Due professioni che rischiano di essere falcidiate dalla recessione e dal tracollo del mercato dei lavori pubblici e dell’edilizia. Tutta la filiera del mattone è in grande difficoltà, i pagamenti delle pubbliche amministrazioni sono in ritardo (quando va bene!) e i riflessi negativi arrivano fino ai professionisti del settore che hanno subito una decurtazione del reddito medio stimata attorno al 26% negli anni che vanno dal 2007 al 2012. Oltre alle mancate commesse e ai danni legati ai frequenti fallimenti delle imprese edili il disagio di architetti e ingegneri è stato appesantito dalla stretta creditizia, visto che le banche già finanziano con il contagocce le Pmi e risultano essere ancora più prudenti con i professionisti. Risultato: il reddito medio è sceso a 26.700 euro annui, sono 65 mila gli architetti e ingegneri che non superano quota 15 mila e molti di loro faticano a pagare le quote previdenziali. Con la conseguenza che non essendo in regola non possono essere pagati dalle pubbliche amministrazioni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;Per far fronte a questa situazione, che viene monitorata con crescente apprensione, i vertici di Inarcassa hanno deciso di innovare la prassi e di aprire una linea di credito di 150 milioni per i propri iscritti che potranno così diluire e rateizzare i pagamenti previdenziali nell’arco di tre anni. Per avere qualche termine di riferimento sull’entità dell’operazione vale la pena ricordare che un professionista che guadagna meno di 15 mila euro l’anno ne deve versare 2.900 per la propria pensione, in due rate a giugno e settembre. Chi supera il tetto dei 15 mila paga il 14,5% del reddito più il 4% sul fatturato. Si può stimare quindi che un architetto o un ingegnere che guadagna 100 mila euro l’anno alla fine ne dia in tre rate circa 20 mila all’Inarcassa. In virtù della nuova decisione dell’ente previdenziale – che sarà formalizzata nel consiglio di amministrazione del 15 maggio - sia i professionisti con i redditi più bassi sia gli altri potranno rinviare nel tempo (fino al 2016) il pagamento e si vedranno applicare un tasso di diluizione che potrà andare dal 3 a un massimo del 4,5% annuo. L’agevolazione non comporterà nessuna conseguenza sulla maturazione dei diritti previdenziali e dovrebbe avere un iter burocratico semplificato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Il provvedimento si aggiunge a un’altra misura di ristoro economico varata con successo nel recente passato da Inarcassa, quella che ha consentito ai giovani professionisti un accesso al credito garantito a tasso zero con l’obiettivo di poter disporre di 10 mila euro con i quali aprire lo studio professionale. In quel caso la cassa apponeva la firma di garanzia in banca e l’esperimento ha funzionato al punto che non c’è stato nessun insoluto. E’ evidente che con provvedimenti di questo tipo cambia, o semplicemente si amplia, la funzione degli enti previdenziali privati che vengono ad assumere un ruolo di supplenza rispetto a un sistema bancario indisponibile a concedere crediti – e nel caso a tassi molto più elevati – ed a una committenza inadempiente nel rispetto dei termini di pagamento.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;Per poter assumere su di sé funzioni suppletive le casse devono essere finanziariamente solide&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;e fortunatamente è questo il caso di Inarcassa, presieduta dall’architetto Paola Muratorio e diretta da Giancarlo Giorgi, che può vantare un patrimonio prossimo a 7 miliardi di euro e un bilancio dell’esercizio 2013 che dovrebbe evidenziare un avanzo tra i 500 e i 700 milioni. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;Dario Di Vico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50339913436</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50339913436</guid><pubDate>Mon, 13 May 2013 09:22:27 -0400</pubDate></item><item><title>RAI: BOLDRINI, HA CRISI LEGITTIMAZIONE, ASCOLTI I CITTADINI
   (ANSA) - ROMA, 10 MAG - «La Rai è...</title><description>&lt;p&gt;RAI: BOLDRINI, HA CRISI LEGITTIMAZIONE, ASCOLTI I CITTADINI&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;   (ANSA) - ROMA, 10 MAG - «La Rai è investita da un problema&lt;br/&gt;di legittimazione molto simile a quello che tocca le&lt;br/&gt;istituzioni. Ritengo importante perciò che la Rai si metta in&lt;br/&gt;ascolto delle richieste e delle critiche che vengono dai&lt;br/&gt;cittadini». Lo ha detto la presidente della Camera Laura&lt;br/&gt;Boldrini incontrando il presidente e il direttore generale della&lt;br/&gt;Rai Anna Maria Tarantola e Luigi Gubitosi a Montecitorio.(ANSA).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;     DEL&lt;br/&gt;10-MAG-13&amp;#160;19:39&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/50099868429</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/50099868429</guid><pubDate>Fri, 10 May 2013 13:50:43 -0400</pubDate></item><item><title>Oggi assemblea di Rete Imprese Italia - Un piccolo bilancio dei primi tre anni </title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;Oggi si tiene a Roma l’assemblea del terzo compleanno di Rete Imprese Italia, la struttura di rappresentanza che ha messo insieme Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani. A 36 mesi dallo start si può dire che l’esperimento è riuscito, l’alleanza ha tenuto e il mondo dei Piccoli si presenta davanti alle istituzioni con una voce sola e una massa critica più robusta. Amalgamare il mondo del commercio con quello dell’artigianato non era poi facile e però anche in questo campo si sono fatti dei passi in avanti. La battaglia sui mancati pagamenti della pubblica amministrazione (che interessa gli artigiani) è stata combattuta assieme e così anche la richiesta di sospendere il nuovo ventilato aumento dell’Iva è stata sostenuta unitariamente. Certo non si può dire che negli equilibri delle parti sociali Rete Imprese Italia conti come Confindustria o i sindacati confederali ma le distanze sono state ridotte. E comunque aver lavorato all’unificazione del ceto medio, in una stagione in cui gli elementi di frantumazione e di scivolamento verso il basso sono prevalenti, è di per sé meritorio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;    &lt;/span&gt;In questi tre anni si poteva fare di più? Onestamente sì. I meccanismi di governance dell’alleanza con la rotazione semestrale del portavoce si sono rivelati rudimentali. E’ vero che l’elaborazione sui vari dossier è condivisa ma più quando matura su pressione dall’esterno (i governi o il Parlamento) che su scelta autonoma della stessa Rete. Non va trascurato poi come in più di qualche occasione i meccanismi unitari si siano scoperti farraginosi e sia parso più semplice e veloce far riferimento alle singole “vecchie ditte”. Ma forse la carenza maggiore risiede nel mancato trasferimento dell’alleanza dal centro ai territori, troppo poche sono le regioni e le province dove le cinque organizzazioni hanno replicato il patto di unità. E invece è proprio il territorio a rappresentare il test sul quale si misurerà la rappresentanza moderna. Le piccole imprese hanno bisogno non solo dei tradizionali servizi ma di nuovi strumenti a valore aggiunto che le aiutino nell’innovazione, nell’aggregazione e nell’internazionalizzazione. E quindi un&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;bilancio interamente positivo dell’esperienza di Rete Imprese Italia lo si potrà stendere solo quando si saranno date queste risposte e non prima.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Dario Di Vico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49997582571</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49997582571</guid><pubDate>Thu, 09 May 2013 02:35:49 -0400</pubDate></item><item><title>L' ad di Manpower, Scabbio, propone un piano straordinario per l'occupazione giovanile -</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Fino a qualche settimana fa l’unico soggetto istituzionale che in molte occasioni ha definito disoccupazione giovanile quale la principale emergenza del Paese era il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;La presentazione del nuovo Governo alle Camere ha segnato però un punto di svolta, perché il Presidente del Consiglio, Enrico Letta (aduso a conoscere e seguire la condizione dei giovani italiani),&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;ha collocato con chiarezza fra le priorità fondamentali dell’azione dell’Esecutivo quella dell’occupazione giovanile, che ha pure definito “stella polare” del suo Governo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Anche il neo Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini (che per l’esperienza pregressa ben conosce la realtà italiana),&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;ha mostrato, in un’intervista al Messaggero del 3 maggio, piena consapevolezza del problema, pronunciandosi, fra l’altro, per il ripristino della “flessibilità in entrata” tramite la cancellazione dei vincoli per i contratti a termine di cui alla Legge Fornero. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Il governo deve però al più presto prendere atto che, quanto a disoccupazione giovanile, versiamo in una situazione straordinaria, e solo un Piano straordinario per il lavoro a loro dedicato&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;può essere una risposta adeguata. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;I dati fondamentali del problema sono ormai noti a tutti, basti ricordare, che&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;oltre al 38,4 percento dei disoccupati under 25, esistono i circa 2 milioni e 100 mila di giovani under 29 che né studiano né lavorano. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Il “tavolo” del Piano straordinario dovrebbe, a mio modo di vedere, poggiare su tre “piedi”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;In primo luogo&lt;/span&gt; &lt;span&gt;, un intervento tempestivo sull’istruzione tecnica e professionale: la loro distanza&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;dalle aziende e dal mercato del lavoro genera tanti posti di lavoro a media e bassa specializzazione inevasi: una vera e propria assurdità nelle condizioni in cui versiamo. Ed è anche il caso di chiedersi se mantenere la formazione professionale in capo alle regioni, le cui performance in questo campo sono purtroppo a tutti note. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Occorre poi agire sull’orientamento professionale, superando, tra l’altro, la devastante esperienza dei centri pubblici per l’impiego, e coinvolgendo i&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;soggetti privati che operano nell’orientamento e nel collocamento. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;La seconda gamba di questo metaforico tavolo virtuoso da apparecchiare per i giovani, è quella in parte richiamata sia dai vari programmi elettorali sia nel discorso del Presidente Letta alle Camere: potenziare e rendere più conveniente il canale dell’apprendistato; abbattere il più possibile il cuneo fiscale e le tasse sul lavoro per i giovani neoassunti, fino a rendere tendenzialmente (e per il Mezzogiorno totalmente) la retribuzione netta eguale alla retribuzione lorda; varare politiche attive del lavoro, ispirate al binomia flessibilità e sicurezza e dotate di ammortizzatori sociali, anche per il lavoro precario.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;La terza gamba del tavolo riguarda le più funzionali possibilità d’inserimento dei giovani lavoratori nei più appropriati ambiti dell’economia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Provo in estrema sintesi a delineare come.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Le analisi comparate evidenziano che è soprattutto nel settore dei servizi, inteso nel senso più ampio, che più è possibile coinvolgere nuovi giovani occupati.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Servizi al territorio, servizi alla famiglia, servizi al disagio sociale, servizi ai consumatori e, ultimo ma non meno importante, al turismo e alla cultura.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;In quest’ultimo ambito, ad esempio, il tasso di occupazione giovanile inglese è tre volte superiore a quello italiano. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Quanto alla questione dei costi finanziari,&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;è tipico del settore dei servizi che una volta che sono promossi e incentivati, si alimentano poi da soli. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Penso ad un piano basato sulla leva della sussidiarietà, che valorizzi anche le potenzialità di quel terzo settore dell’economia che opera soprattutto nel terziario. Una cooperativa di giovani per l’assistenza domiciliare o una società di giovani qualificati per l’assistenza tecnica alle imprese certamente funzionerebbero meglio e costerebbero meno rispetto a carrozzoni pubblici locali che operano (spesso malamente) in questi e in altri campi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;La terza gamba del tavolo straordinario contribuirebbe quindi non solo, tramite l’immissione di tanti giovani energie qualificate, alla modernizzazione del nostro settore terziario (ancora in ritardo rispetto alle economie avanzate) ma anche all’obiettivo di uno Stato che “costi meno e funzioni meglio”.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Amministratore Delegato Manpower Group&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt;Stefano Scabbio&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="Normale1"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49852611436</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49852611436</guid><pubDate>Tue, 07 May 2013 09:14:14 -0400</pubDate></item><item><title>Rai, i lavoratori atipici al governo: “Non dimenticate noi, popolo delle partite Iva”
 
L’azienda...</title><description>&lt;p&gt;&lt;p align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Rai, i lavoratori atipici al governo: “Non dimenticate noi, popolo delle partite Iva”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align="center" class="MsoNormal"&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;L’azienda rischia la paralisi a causa della legge Fornero, con lo stop che incombe sui contratti di collaborazione. I lavoratori invocano la sospensione delle rigidità in entrata: “Lasciateci lavorare, siamo una risorsa imprescindibile”&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Dopo il danno anche la beffa: una legge che era nata per dare&lt;strong&gt; stabilità&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;reprimere gli abusi&lt;/strong&gt; si trasforma di fatto in uno strumento di &lt;strong&gt;ulteriore esclusione&lt;/strong&gt;, peraltro ai danni di una categoria che non dispone di &lt;strong&gt;alcun ammortizzatore sociale&lt;/strong&gt;. Le partite Iva della Rai, nella gran parte dei casi &lt;strong&gt;lavoratori para-subordinati interni alle redazioni&lt;/strong&gt;, chiedono al governo di porre mano con la massima urgenza alle misure della Legge Fornero (legge 92/2012) che si stanno &lt;strong&gt;ritorcendo contro la parte più debole dei lavoratori&lt;/strong&gt;: quelli ingaggiati, appunto, con contratti da “autonomi”. Sulle partite Iva, infatti, &lt;strong&gt;l’azienda sta facendo cadere l’accetta degli 8 mesi&lt;/strong&gt; come periodo massimo di ingaggio annuale. &lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Quel parametro temporale, previsto dalla legge 92/2012 come una delle condizioni per stanare la false partite Iva, &lt;strong&gt;spaventa il datore di lavoro, specie quando ha la coscienza sporca&lt;/strong&gt;. Va sottolineato come l’azienda pubblica ospiti al proprio interno una grande quantità di lavoratori a partita Iva, molti dei quali hanno maturato un’anzianità almeno decennale. Questi lavoratori sono &lt;strong&gt;tanto essenziali quanto “abusivi”: ingaggiati cioè con tipologie contrattuali da “esterni”, che nella maggioranza dei casi non rispondono alle effettive modalità di impiego&lt;/strong&gt;, quasi sempre tipiche del lavoro subordinato. La Rai teme il proliferare del contenzioso e sta adottando un atteggiamento difensivo e massimalista&lt;strong&gt;, che genera ulteriore caos e non fa che innalzare il rischio di azioni legali da parte dei lavoratori lasciati a casa (o che temono di esserlo)&lt;/strong&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;I lavoratori atipici della Rai ritengono inaccettabile essere schiacciati tra il &lt;strong&gt;giovanilismo dell’apprendistato&lt;/strong&gt; sbandierato da più parti come la panacea del mercato del lavoro e &lt;strong&gt;l’imperativo dei prepensionamenti&lt;/strong&gt;. Piuttosto, occorre con urgenza una duplice azione calibrata esplicitamente sulla generazione di mezzo e sul &lt;strong&gt;dramma delle false partite Iva&lt;/strong&gt;. A &lt;strong&gt;livello legislativo&lt;/strong&gt;, è auspicabile una &lt;strong&gt;revisione&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;delle rigidità in entrata&lt;/strong&gt; poste dalla legge Fornero, in primis il menzionato criterio degli 8 mesi annuali di durata massima dei contratti. Ma al contempo è altrettanto essenziale, &lt;strong&gt;all’interno della Rai e con apposito tavolo sindacati-azienda, &lt;/strong&gt;procedere con &lt;strong&gt;prontezza e responsabilità&lt;/strong&gt; alla&lt;strong&gt; stabilizzazione&lt;/strong&gt; del personale da anni impiegato illegalmente con contratti iper-precari. Contratti che &lt;strong&gt;ledono in modo esiziale la dignità del lavoro&lt;/strong&gt;, danneggiando oltretutto l’immagine e la funzionalità dello stesso Servizio Pubblico.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;Iva Party, lavoratori atipici della Rai&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49616733380</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49616733380</guid><pubDate>Sat, 04 May 2013 15:49:21 -0400</pubDate></item><item><title>Postumi del Primo Maggio/ La Uil attacca duramente il sindaco De Magistris</title><description>&lt;p&gt;PRIMO MAGGIO:REA (UIL),NON SI PUÒ ESSERE VICINI AI VIOLENTI&lt;br/&gt;(V.&amp;#8217;PRIMO MAGGIO:DE MAGISTRIS, BISOGNA ASCOLTARE..&amp;#8217;DELLE 19.36)&lt;br/&gt;   (ANSA) - NAPOLI, 2 MAG - Dura replica del segretario generale&lt;br/&gt;della Uil Campania, Anna Rea, al sindaco di Napoli Luigi de&lt;br/&gt;Magistris in merito agli incidenti di ieri al concertone&lt;br/&gt;promosso dai sindacati a Napoli.&lt;br/&gt;   «C&amp;#8217;è un comunicato del sindaco Luigi De Magistris - dice&lt;br/&gt;Rea - sui gravi fatti del 1 Maggio a Bagnoli che giudichiamo&lt;br/&gt;anodino, senza carattere, nè carne nè pesce. A Bagnoli è&lt;br/&gt;stata perpetuata una grave forma di violenza che deve essere&lt;br/&gt;condannata fermamente senza alcuna giustificazione. Il sindaco&lt;br/&gt;non può non condannare la violenza ma nello stesso tempo&lt;br/&gt;esprimere vicinanza e il sostegno a chi si è espresso con&lt;br/&gt;violenza in maniera premeditata contro pensionati famiglie e&lt;br/&gt;bambini. Sono dichiarazioni - asserisce Anna Rea - in piena&lt;br/&gt;coerenza con la sostanza della sua sindacatura e della sua&lt;br/&gt;giunta. Si dice sempre sì a tutti e poi non si prende nessuna&lt;br/&gt;decisione nell&amp;#8217;interesse di Napoli e dei suoi cittadini».&lt;br/&gt;   «Conosciamo bene - sottolinea Rea - come Cgil, Cisl e Uil&lt;br/&gt;della Campania e di Napoli chi vive condizioni di precarietà e&lt;br/&gt;di mancanza di occupazione; tutti i soggetti a cui, senza&lt;br/&gt;preferenze di parte, in assenza drammatica di risposte di tutte&lt;br/&gt;le istituzioni cerchiamo di trovare soluzioni ed obiettivi di&lt;br/&gt;sviluppo».&lt;br/&gt;   «Forse farebbe bene il sindaco - continua Anna Rea - ad&lt;br/&gt;orientare il suo orecchio attento piuttosto che ai violenti alle&lt;br/&gt;giuste rivendicazioni dei dipendenti comunali che hanno già&lt;br/&gt;indetto forme di sciopero per i prossimi giorni ed a quelle dei&lt;br/&gt;dipendenti delle partecipate, che ormai sono allo stremo.&lt;br/&gt;Così non si governa, così si galleggia in attesa di tempi&lt;br/&gt;migliori».  (ANSA).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;     COM-PTR/BOM&lt;br/&gt;02-MAG-13&amp;#160;20:17&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49449271694</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49449271694</guid><pubDate>Thu, 02 May 2013 14:22:21 -0400</pubDate></item><item><title>Primo Maggio/ Dalla Kme alla Finmeccanica, il patto dei produttori comincia in fabbrica</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Quello che si prospetta oggi è un Primo Maggio diverso dai precedenti. Alle manifestazioni sindacali di Treviso e di Bologna, infatti, per la prima volta prenderanno parte anche i rappresentanti delle associazioni degli imprenditori (Confindustria, Confartigianato, Cna, Lega delle Cooperative). Ci sono voluti cinque anni di Grande Crisi perché si arrivasse a questo risultato, peraltro simbolico, ma sarebbe sbagliato sottovalutarne la portata e l’impatto. Anche perché dovrebbe trattarsi solo di un antipasto. Le condizioni perché si stringa un patto dei produttori sono presenti nella realtà di tutti i giorni e non solo nelle buone intenzioni dei vertici sindacali e confindustriali. Basta passare in rassegna gli accordi aziendali sottoscritti nelle ultime settimane, nelle aziende private come nelle pubbliche, per averne la dimostrazione. Si negozia quasi tutto dalle modalità di informare la base sulle scelte strategiche alla gestione degli esuberi, dal legame premi/produttività all’individuazione di regimi d’orario più calzanti. E nove volte su dieci c’è anche la firma della Fiom.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;    &lt;/span&gt;Cominciamo dalla Kme Italy, la filiale del gruppo leader europeo nei prodotti di rame presieduta da Enzo Manes, che da noi occupa 1.350 addetti. Azienda e sindacato si erano seduti al tavolo per evitare 275 licenziamenti e si sono alzati dopo aver legato tutto il premio di produzione ai risultati e creato una commissione congiunta che si riunirà ogni quattro mesi per monitorare l’andamento delle attività italiane. Il sindacato avrà accesso ai conti dell’azienda e potrà utilizzare propri consulenti. Secondo Kme più che un modello che si ispira alla cogestione tedesca la nuova intesa è di matrice americana perché stabilizza l’occupazione e (soprattutto) scambia flessibilità per trasparenza. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;La Fincantieri è un gruppo interamente pubblico con una storia sindacale accidentata che aveva visto la Fiom, in passate occasioni, minacciare il boicottaggio del varo di nuove navi. Ora di fronte a una crisi della cantieristica che rischia di protrarsi ancora per anni negli impianti di Castellamare di Stabia e di Sestri Ponente azienda e sindacati hanno collaborato nella gestione degli esuberi. Prima in febbraio e poi in aprile sono stati raggiunti due accordi che introducono l’orario plurisettimanale, ovvero una flessibilità “spinta” delle presenze in fabbrica per poter rispondere ai picchi di lavorazione ma anche ai periodi di flessione. Accanto a questa novità è stato anche introdotto l’orario 6x6 e l’azienda ha riportato indietro gli appalti che aveva esternalizzato.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;Più complesso e ambizioso il “protocollo per la competitività e un nuovo sistema di relazioni industriali” firmato dalla Finmeccanica con Fim-Fiom-Uilm. C’è voluto un mese di confronti per arrivare al risultato finale che ha pattuito un fitto sistema di informazioni e consultazioni e il coinvolgimento diretto del sindacato nella conoscenza delle scelte strategiche del gruppo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;L’osservatorio comune sulle strategie Finmeccanica si riunirà due volte l’anno e i sindacati saranno invitati anche a inocntri del top management. “C’era bisogno di un sistema di consultazione che tutelasse l’attività produttiva” ha dichiarato l’amministratore delegato Alessandro Pansa e i sindacati sostengono di aver finalmente trovato una sede dove discutere di competitività, premi di risultato, inquadramenti e welfare aziendale. Entro luglio sono previsti gli accordi applicativi, già in molti ne parlano come di un’intesa-pilota (questa sì “alla tedesca”) che potrebbe avere lo stesso effetto imitativo di quella sul welfare aziendale sottoscritta per la prima volta in Luxottica nel 2009.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;Sempre per rimanere in ambiente di relazioni industriali alla mitteleuropea vale la pena ricordare l’intesa sottoscritta in Veneto con il colosso chimico Bayer. A fronte di un’eccedenza di personale di 50 unità l’azienda ha convenuto di pagare 12 mesi di stipendio alle imprese che assumeranno a tempo indeterminato i suoi ex dipendenti. E qualora la nuova retribuzione fosse più bassa della precedente il neo-assunto godrà per 24 mesi delle differenza in busta paga. E’ chiaro che in questo caso si tratta di un accordo di tipo risarcitorio che interviene “a valle”, quando l’eccedenza di personale è già stata contabilizzata ma resta comunque le sensazione, alla vigilia di un Primo Maggio con-tre-milioni-di-disoccupati, di un mutamento di clima nelle relazioni industriali. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Dario Di Vico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49348381974</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49348381974</guid><pubDate>Wed, 01 May 2013 05:18:32 -0400</pubDate></item><item><title>il paradosso di Bologna, alto capitale sociale e bassa circolazione delle élite</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;(da Style) Il tema è venuto fuori durante la recente presentazione del libro di Franco Mosconi sul modello emiliano. La sede non poteva essere più congeniale: la biblioteca della casa editrice del Mulino. Provo a sintetizzarlo: come è possibile che Bologna e la sua regione, territori ad alto capitale sociale, appaiano all’esterno come “società chiuse”, caratterizzate da una scarsa circolazione delle élite?&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Sul primo assunto c’è poco da discutere. Studiosi di numerosi Paesi hanno lodato negli anni la capacità sistemica del modello emiliano, l’aver saputo creare una robusta infrastruttura civile di partecipazione che si è rivelata nel tempo uno dei caratteri distintivi del territorio. E’ chiaro che ciò è stato possibile non solo in virtù del genius loci ma di un connubio strettissimo tra le culture preesistenti e il pensiero della sinistra, da tempo immemore maggioritaria da queste parti. Il pensiero di una sinistra “compiuta” che qui è riuscita ad essere/rimanere ancorata alle radici popolari e quasi mai animata da un sentimento di superiorità antropologica nei confronti dell’avversario o dell’elettore medio. Questa infrastruttura civile è stata determinante per migliorare la qualità dei servizi offerti dall’operatore pubblico, per creare un circuito positivo di consenso con la popolazione, per alimentare un diffuso sentimento di appartenenza. Politica e antropologia sono stati un tutt’uno. L’insieme di questi fattori ci siamo abituati a catalogarlo come “capitale sociale” ma ci siamo anche pigramente acconciati a considerarlo immutabile nel tempo. E invece come accade per le infrastrutture fisiche anche quelle civili risentono dell’uso e nel caso in esame di una progressiva tendenza a fabbricare procedure, riti, macchine politico-amministrative. Se volessimo restare nell’ambito del lessico finanziario usato come metafora potremmo dire che nel tempo il modello emiliano non è stato capace di operare degli aumenti di capitale sociale, si è considerato sufficientemente patrimonializzato all’infinito. Niente di grave, capita anche ai migliori. Guai però a dimenticarsene e ripetere le frasi fatte, bearsi del medagliere e dimenticare le sfide in essere. E la principale delle contese in campo oggi riguarda sicuramente la circolazione delle élite. Le società chiuse operano prevalentemente per cooptazione, includono con il contagocce e lasciano prevalere gli stessi cognomi, spesso doppi cognomi. Sta accadendo qualcosa del genere a Bologna e in Emilia? Penso proprio di sì, anche se si fatica a tematizzarlo, c’è una convenzione politico-culturale che porta a sottolineare lo stock di patrimonio sociale ma non i flussi. E invece se una società vuole rinnovarsi deve badare innanzitutto ad assicurare mobilità “nuova” al suo interno e un’adeguata e costante liberalizzazione delle élite. La reazione degli elettori che hanno premiato ad abundantiam i grillini è anche (in parte) una reazione alla mancata movimentazione sociale. Non è un caso, del resto, che l’Emilia sia considerata la culla del Movimento 5 Stelle.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Dario Di Vico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;twitter@dariodivico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49168604524</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49168604524</guid><pubDate>Mon, 29 Apr 2013 05:21:59 -0400</pubDate></item><item><title>Il neo-ministro Giovannini, "oltre il Pil" e le riflessioni sul reddito di cittadinanza</title><description>&lt;p&gt;Per il peso che il presidente del Consiglio incaricato Enrico Letta assegna alle politiche per l’occupazione e per la caratura internazionale del nuovo ministro la scelta di Enrico Giovannini al welfare è destinata a pesare moltissimo negli equilibri e nell’immagine pubblica del nuovo governo. Se la nuova compagine vuole “sfondare” nell’opinione pubblica e mettere da parte le diatribe interne al Pd, il lavoro si presenta come il terreno prioritario d’impegno. Del resto i numeri sono drammatici, le rilevazioni dell’Istat sui disoccupati fanno segnare mese dopo mese nuovi record (viaggiamo attorno a quota 3 milioni) e si impone un’inversione di tendenza. Giovannini deve essere sembrato a Letta e al presidente Giorgio Napolitano l’uomo giusto al momento giusto proprio perché è convinto che non si possa più stare ad aspettare e che i governi debbano darsi una mossa. Da economista il neo-ministro dovrebbe rifuggire dalle querelle tecnico-legislative ed evitare, dunque, una discussione paralizzante sulla necessità o meno di riformulare la legge Fornero. Il dibattito italiano sulle politiche del lavoro è stato tradizionalmente monopolizzato dai giuristi, con la scelta di Giovannini la palla passa agli economisti, che però a questo punto più che nuovi articoli di legge dovranno produrre posti di lavoro. Il neo-ministro culturalmente viene da quello che viene chiamato il mainstream economico, da sempre in ottimi rapporti con Mario Draghi vanta nel curriculum una lunga esperienza (più di otto anni) all’Ocse di Parigi come direttore delle statistiche. Ma la gravità della crisi e la debolezza della strumentazione con la quale la stiamo affrontando lo hanno vieppiù convinto che economisti e policy maker devono cambiar passo. Prendiamo la questione del Pil. Giovannini ha fatto parte della commissione Stiglitz voluta da Nicolas Sarkozy per trovare nuovi parametri dello sviluppo e del benessere. Tornato in Italia da presidente dell’Istat il neo-ministro ha fatto tesoro del lavoro della commissione e ha elaborato il Bes, un indice del benessere economico e sociale che dovrebbe servire a fotografare lo stato di salute della società e a indirizzare le politiche pubbliche. La domanda più intrigante dal punto di vista politico riguarda però il sostegno al reddito. Giovannini non è del tutto contrario all’introduzione di una misura straordinaria di reddito di cittadinanza e non a caso, quando il presidente Napolitano lo aveva scelto tra i dieci saggi, si era parlato di una designazione di “frontiera” ovvero capace di parlare anche al mondo grillino e di comprenderne le ragioni (almeno in questo ristretto campo). Ma gli orientamenti di fondo devono misurarsi con i tempi e le risorse disponibili e ciò nell’Italia dell’anno di grazia 2013 è la più difficile delle quadrature del cerchio. Dare un assegno mensile anche solo di 500 euro ai senza lavoro costerebbe alle casse statali qualcosa come 18 miliardi di euro. Per avere un termine di raffronto tutta l’Imu ha fatto incassare all’erario 24 miliardi di euro. E’ vero che optare per il reddito minimo porterebbe con sé l’assorbimento di molte forme di welfare risarcitorio che già esistono ma si può pensare di ritoccare la cassa integrazione in una fase in cui le crisi aziendali si contano nell’ordine delle centinaia e c’è il rischio che l’allungamento della recessione provochi la chiusura di altre fabbriche? Non è un caso che i sindacati confederali siano fieramente avversi al reddito di cittadinanza innanzitutto per gli effetti che una rimodulazione del welfare avrebbe sullo zoccolo duro dei propri iscritti. Queste domande e questi dubbi dovrebbero trovare risposta a breve. Giovannini nella comunicazione da presidente dell’Istat è stato sempre lineare. Tende a fare quello che dice e di conseguenza bisognerà solo attendere l’esposizione delle linee-guida del suo dicastero. Di sicuro se non avesse in mente di riuscire a cogliere un successo, seppur parziale, nella lotta alla disoccupazione non avrebbe accettato l’invito di Letta. Sarebbe tranquillamente rimasto alla testa dell’istituto di statistica o magari avrebbe ascoltato le offerte del Fondo Monetario e si sarebbe trasferito a Washington.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dario Di Vico&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/49097232664</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/49097232664</guid><pubDate>Sun, 28 Apr 2013 11:49:02 -0400</pubDate></item><item><title>Epifani e la doppia Opa socialista su Pd e Cgil</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;Se il 4 maggio Guglielmo Epifani diventerà davvero il segretario pro tempore del Pd – nel ruolo di traghettatore che ebbe in passato anche Dario Franceschini – si andrebbe a configurare una clamorosa Opa degli ex socialisti sulle maggiori organizzazioni della sinistra italiana. Come Epifani, infatti, anche Susanna Camusso, attuale segretario generale della Cgil, viene dall’area socialista. L’eventuale successo del sindacalista – che, dicono in tanti, assomiglia un po’ all’attore americano Harrison Ford – avrebbe anche del paradossale perché si concretizzerebbe in parallelo all’ennesimo disconoscimento di Giuliano Amato da parte del gruppo dirigente del Pd. Insomma non tutti i socialisti in questa tormentata stagione della sinistra italiana vanno bene per i custodi dell’ortodossia, ma Guglielmo sì.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;A volerlo issare al vertice assoluto del Pd sembrano essere soprattutto i colonnelli bersaniani, che vedono in lui una figura insieme di prestigio e di raffreddamento dei conflitti interni al partito. E comunque non è la prima volta che la sinistra politica pensa a lui per incarichi politici di vertice perché al tempo dei Ds il segretario Walter Veltroni lo avrebbe voluto al suo fianco nella delicata veste di responsabile dell’organizzazione. Il numero due. Non se ne fece nulla ed Epifani preferì aspettare il suo turno in Cgil ovvero che Sergio Cofferati lasciasse e lui fosse il primo ex socialista a indossare la maglia di segretario generale della Cgil. E non la maglietta di segretario aggiunto che storicamente, in virtù degli accordi di vertice tra le correnti, spettava al capofila dei socialisti nella maggiore confederazione italiana del lavoro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;   &lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;Una caratteristica di Epifani è quella di non farsi nemici. Almeno mortali. E così nel giorno in cui si prospetta per lui una promozione politica persino Giuliano Cazzola che, pure lo aveva aspramente criticato per le scelte operate da leader sindacale (“dirige senza decidere” è il suo epitaffio), oggi è indulgente. Cazzola è stato anche lui uno dei cavalli di razza della corrente socialista della Cgil e rintraccia nella scelta di Epifani per il dopo-Bersani “una sorta di commissariamento della Cgil sul Pd, si fa ricorso al sindacato come una volta i governi bussavano alla Banca d’Italia”. La verità è che gli ex socialisti si considerano tra loro come dei profughi politici, costretti “a salir l’altrui scale” perché la loro casa politica è andata in fiamme&lt;span&gt;  &lt;/span&gt;e quindi, se non è proprio necessario, non si fanno la guerra. E infatti anche Luigi Covatta, direttore della rivista Mondoperaio, presidio della cultura politica socialista, è convinto che Epifani sia una buona carta per il Pd. “Indica una rottura con la cultura post-comunista per lo più dedita ad ascoltare i ceti medi riflessivi e si torna invece a promuovere uomini che vengono da esperienze fatte in grandi organizzazioni popolari dai grandi numeri”. Meglio, dunque, un ex Psi di un ex indipendente di sinistra. “Al punto in cui si trova il Pd la trovo una scelta logica. – insiste Covatta – So bene che i bersaniani non scelgono Guglielmo come portatore di una cultura socialista ma comunque aver pensato a lui può rappresentare un embrione di discontinuità”. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;    &lt;/span&gt;L’eventuale nomina di Epifani avverrebbe, poi, in tandem alle novità che stanno maturando dentro Cgil-Cisl-Uil. Inizialmente impallidite a causa del risultato di Grillo le confederazioni stanno riprendendo a far circolare il sangue e stavolta non lo fanno in ordine sparso, con manifestazioni separate e velleitarie, ma progettando idee e percorsi comuni. Non accadeva da tempo immemore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt;Dario Di Vico&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/48999600961</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/48999600961</guid><pubDate>Sat, 27 Apr 2013 07:40:52 -0400</pubDate></item><item><title>A Treviso sul palco del Primo Maggio ci sraanno anche gli imprenditori</title><description>&lt;p&gt;&amp;lt;&lt;a href="mailto:DC@1,3,8101,0,0,0,0,0,2,97,90&amp;gt;T&amp;lt;CS9.3&amp;gt;reviso"&gt;DC@1,3,8101,0,0,0,0,0,2,97,90&amp;gt;T&amp;lt;CS9.3&amp;gt;reviso&lt;/a&gt; ha deciso di anticipare tutti i discorsi sul «patto dei produttori» e organizza un Primo Maggio con gli imprenditori sul palco. Nel giorno del lavoro, dunque, si celebra anche il valore dell’impresa e in fondo è giusto che il nuovo schema parta dal Nordest, un territorio nel quale molti artigiani e piccoli industriali sono ex operai. Il Primo Maggio, dunque, a Treviso ci sarà il tradizionale corteo che partirà dalla stazione dei treni e si concluderà in piazza dei Signori per il comizio finale dei segretari delle tre confederazioni. Stavolta però sul palco ci saranno assieme ai sindacalisti i rappresentanti ufficiali della Confindustria locale, della Cna, della Confartigianato e delle altre associazioni datoriali. «Non esiste lavoro senza impresa e non esiste impresa senza lavoro. I ruoli rimangono distinti ma gli obiettivi, oggi più che mai, sono comuni» sostiene il segretario della Cisl Franco Lorenzon. Che aggiunge: &amp;lt;CS9.2&amp;gt;«E’ un messaggio che vogliamo trasmettere a chi ci governa perché mettano al centro del loro impegno i problemi di chi lavora e produce reddito». La manifestazione trevigiana prevede anche «testimonianze dal mondo del lavoro» ed è facile pensare che, oltre alla voce degli operai delle fabbriche in crisi, ci sarà spazio per ricordare i tanti imprenditori che negli ultimi due anni hanno addirittura scelto di togliersi la vita piuttosto che licenziare i propri collaboratori.&lt;br/&gt;Dario Di Vico&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/48844911221</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/48844911221</guid><pubDate>Thu, 25 Apr 2013 06:20:03 -0400</pubDate></item><item><title>Camusso e Bonanni vanno controcorrente. Ora pensano a marciare uniti</title><description>&lt;p&gt;Mentre il Pd di fronte alle responsabilità connesse con questa fase politica vive continui mal di pancia e qualcuno evoca addirittura la possibilità di una scissione, Cgil-Cisl-Uil veleggiano verso l’unità. È presto per dire che tipo di collaborazione si instaurerà tra Susanna Camusso, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni ma per una volta le tre confederazioni sembrano camminare nella stessa direzione. Ieri è stato concluso un importante accordo unitario con la Confindustria sul salario di produttività e il 30 aprile dopo otto anni (!) gli organismi direttivi di Cgil-Cisl-Uil si riuniranno assieme per ricercare un accordo sulle regole della rappresentanza. &lt;br/&gt;Ci sono tutti i presupposti, dunque, a che il sindacato superi lo stato di afasia subentrato dopo l’exploit elettorale di Beppe Grillo. E torni invece ad esercitare il ruolo che gli compete. In una prima fase post-urne anche all’interno delle confederazioni c’era stata la tendenza a «dimettersi» e a considerare il Movimento 5 Stelle come legittimo rappresentante del «disagio». Fortunatamente la sbornia è passata e la risposta di Camusso non è stata quella di spostare ulteriormente a sinistra la Cgil per inseguire i grillini, bensì di riprendere a guardare verso Bonanni e ricostruire un’ipotesi di percorso unitario. Non era affatto scontato e quindi la novità va salutata con favore.&lt;br/&gt;La Cgil ha capito che, per una serie di cause concomitanti, si stanno restringendo gli spazi della società di mezzo e nessuna organizzazione è in grado di difenderli da sola. Probabilmente nemmeno l’unità tra le confederazioni è sufficiente ma ne rappresenta quantomeno la &amp;lt;CF8122&amp;gt;conditio sine qua non&amp;lt;/CF&amp;gt;. Il passaggio successivo è l’alleanza con l’impresa, in primo luogo per aumentare il peso negoziale dell’economia reale e in secondo per trovare insieme, sul campo, alcune delle soluzioni necessarie per uscire dalla crisi. &lt;br/&gt;È vero che nel bailamme c’è chi lavora per costruire a sinistra del Pd un nuovo Partito del Lavoro cercando di sommare Landini, Cofferati e Barca ma nella Cgil non pare che la prospettiva scaldi tanti cuori. Sull’altare dell’identità fine a se stessa Camusso ha già (ampiamente) dato.&lt;br/&gt;Dario Di Vico&lt;/p&gt;</description><link>http://dariodivico.tumblr.com/post/48844667516</link><guid>http://dariodivico.tumblr.com/post/48844667516</guid><pubDate>Thu, 25 Apr 2013 06:10:59 -0400</pubDate></item></channel></rss>
