A proposito di spending review/ Una proposta dell’architetto Leopoldo Freyrie

Il rapporto Paying Taxes, redatto da Banca Mondiale in collaborazione con PWC, sia nell’edizione 2011 che in quella 2012, ha riscontrato che le imprese italiane impiegano 285 ore l’anno a causa della burocrazia, un risultato che ci pone al 127° posto nel mondo, dietro Antigua e Serbia Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà non a caso ha affermato che costo della burocrazia per le imprese ammonta a “61 miliardi di euro: se riuscissimo a ridurlo del 25% avremo un aumento del pil dell’1,7%”

Insomma, nonostante alcuni interventi del passato prossimo, il vero oggetto della “spending review” dovrebbe essere l’enorme costo economico  e sociale del moloch burocratico che questo Paese ha creato in decenni, a cui va addebitato anche un evidente deficit di democrazia – per l’incertezza dei diritti – e l’enorme spazio che la malversazione burocratica crea alla corruzione e alle mafie

La cultura dell’incerto, del fumoso, dell’interpretazione pro domo sua, uccide la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e allontana gli investitori sani dall’Italia, mentre costringe i professionisti come noi a dimenticare le nostre discipline per divenire esperti dei tortuosi labirinti degli uffici e dei permessi

Il nostro pervicace masochismo burocratico ha concepito, ad esempio, il seguente incredibile florilegio di acronimi urbanistici, che dovrebbero essere sintesi delle regole per pianificare e costruire: pp; pdr;  ic;  dia;  scia;  cia; pdc;  pas;  prgp;  poc;  pis;  pit; pru;  prusst; piau; print; zta; piruea; cil; qtr; reu; pot; pau; ptcp; ptp; ptrg; pru; riurb; pra; scu; nvu; ptu; sit; po pua; qsr; psp; crs; ptrp; rue; poc; ptrg; ptrp; pat pi; prpc; ptpg; pucg; puoc; stu; ppa; drag; puv-pv; pug; vtr; vas; pug e pue; ctru; prg; siter; pud; pdil; pp; peep; pip; pripu; pripr.

Davvero pensiamo che le “politiche dello sviluppo” o la “competitività del Paese” possano realizzarsi in una condizione tale, dove non c’è Comune che abbia chiamato nello stesso modo il medesimo strumento o dove nessuno possa davvero essere consapevoli di ciò che si può o non si può costruire? Illusorio, poi, pensare che ciò sia utile a garantire il rispetto delle regole o l’ambiente o la sicurezza dell’abitare. Il fenomeno tutto italiano dell’abusivismo edilizio e dei condoni lo certifica.

Ma oggi, nei giorni più duri della crisi, sono necessari rimedi forti per scrollarci dal pantano della rassegnazione e dell’inazione: senza illuderci che una bacchetta magica possa abolire la cattiva burocrazia dal nostro lavoro, possiamo però sbloccare le migliaia di pratiche edilizie e urbanistiche che giacciono nei cassetti della Pubblica Amministrazione in attesa di un sì o un no che non arrivano perché sei o sette diversi Enti non trovano il tempo di riunirsi e mettersi d’accordo, oppure perché si è in attesa di Piani urbanistici su cui si accapigliano da mesi le Commissioni Consiliari o, ancora, perché non è chiaro se è possibile ai sensi dell’art.5 o del comma6.

Proviamo a liberare gli ostaggi? Ad approvare (o bocciare se sbagliati) i progetti e far partire i cantieri?

In queste condizioni di emergenza vera il Governo, alle Regioni, ai Comuni di istituiscano subito delle task force sul territorio che, con poteri “commissariali”, aprano i cassetti e spalanchino gli armadi, dicano i sì e i no necessari e definitivi in trenta giorni, prima che la depressione del settore raggiunga il punto del non ritorno. Trenta giorni sono un’utopia? no, sono la normalità nel resto d’Europa. Noi siamo pronti a mettere al servizio del Paese il nostro sapere tecnico per aiutare i colleghi che lavorano nelle PA, ostaggi essi stessi di una giungla procedurale e normativa impossibile.

L’effetto immediato sarebbe che la coppia di sposi umbra si può finalmente costruire la casa e fare un figlio, l’albergatore del Salento mettere mano al vecchio hotel, l’industriale veneto realizzare l’impianto qui e non in Slovenia.

Insomma, la normalità. Per ripartire

 

 

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