Il federalismo interrotto, le reti e il peso delle città -

  Oggi a Milano è stato presentato un corposo studio del Consiglio italiano per le Scienze sociali che tenta di rimettere al centro del discorso pubblico il futuro delle città, considerate sempre meno come una risorsa e sempre più come un problema. Ma se la crescita un giorno davvero ripartirà non potrà che farlo dalle concentrazioni urbane. Per questo motivo il sociologo Guido Martinotti invita tutti ad osservare con maggiore attenzione il mutamento di pelle delle città italiane, “un oggetto che si è dilatato a dismisura” e che ci pone continui problemi di ridefinizione. A votare per il sindaco sono solo i cittadini iscritti all’anagrafe ma in una città come Milano i pendolari che la raggiungono ogni mattina per lavorare, i cosiddetti city user, sono ormai in un rapporto di 7 a 10 con i residenti. Come organizzare il consenso e come suddividere la tassazione? Su un altro versante appare in crisi il rapporto tra le città, gli enti Regioni e i flussi reali di uomini e merci. Abbiamo scelto il federalismo ma probabilmente non ne vedremo mai gli effetti concreti e nel frattempo stiamo realizzando che il soggetto-chiave del decentramento, la Regione, è diventato il mero bancomat della sanità con tutti gli annessi e connessi di cui le cronache sono tutt’altro che avare. Il rischio è che di fronte al (veloce) sommarsi di queste contraddizioni il federalismo, che ci appariva solo un anno fa come un parametro di modernità, si riveli alla fine un ferro vecchio. Per dirla con Martinotti più un contenitore di ideologie che un driver dello sviluppo. Anche perché le dinamiche delle relazioni geo-economiche sembrano prescindere sempre di più dalle volontà politico-amministrative. Cambia la realtà più un tragitto della Tav, la costruzione di un tronco autostradale o l’insediamento di un mega-centro commerciale che tutti i discorsi dei governatori, dei sindaci e degli assessori. E’ questo il motivo che spinge Martinotti a chiedere di rinnovare la capacità progettuale della politica locale “per evitare che le città restino in balia dei signori dei flussi, ovvero gli azionisti delle autostrade, dei gasdotti o delle dorsali digitali”. Bella sfida.

Dario Di Vico

 

 

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