Dal Corriere di Bergamo
Qualsiasi soluzione di riforma del Patto di stabilità interno che vincola i Comuni passerà dalla scrivania di Piero Giarda, uno dei ministri chiave del governo Monti. E allora ha un senso andarsi a vedere cosa ha scritto lo stesso Giarda solo qualche mese fa quando dovette redigere il “Rapporto preliminare sulla dinamica, struttura e criteri di governo della spesa pubblica” chiestogli dall’allora ministro Tremonti. In quelle cinquanta cartelle, che sono diventate il vademecum del governo tecnico per quanto riguarda la spesa pubblica, Giarda si avventura a formulare un’ ipotesi di revisione del patto di stabilità interno con l’ obiettivo di ridurre la differenza tra spese finali e entrate proprie di Comuni, province e Regioni. Il criterio di fondo è quello di dare agli enti locali regole certe e garantite nel tempo, le stesse che governano le relazioni tra Roma e la Ue nell’ ambito dell’ obiettivo di riduzione del rapporto deficit-Pil (Maastricht per capirci). Oggi invece sindaci e governatori devono fare i conti con una totale aleatorietà delle regole che le porta a cambiare di anno in anno. Giarda propone di definire un saldo di bilancio che si configura «come differenza tra prelievi diretti sull’ economia e uscite verso il sistema economico». «Deve essere definito in termini di sola cassa, non considerare entrate e uscite connesse a movimenti sulle attività finanziarie, non considerare le entrate per compartecipazione a tributi che sono nella sovranità di altri livelli di governo e, infine, non considerare tutti i trasferimenti da/per altri enti dell’ amministrazione locale o per altri livelli di governo».
Una volta definito il saldo bisogna prevedere per ciascun Comune, provincia o regione una regola e un percorso di aggiustamento che «deve essere fatto operando sulle spese e sulle entrate proprie». Giarda articola l’ ipotesi di risanamento per singoli comparti e singoli enti che compongono la galassia delle amministrazioni locali e conclude che «il rispetto del riaggiustamento dei saldi tra entrate proprie e spese finali valorizza il ruolo del decentramento e attribuisce al sistema delle autonomie un ruolo importante nella politica di risanamento della finanza pubblica del Paese». Ora però se l’avvenuta reintroduzione dell’Ici sulla prima casa si sposa alla perfezione con i suggerimenti di Giarda più dubbia è la compatibilità degli stessi con il federalismo fiscale alla Calderoli. Ma siamo solo all’ inizio e non sappiamo che uso farà il governo di questi suggerimenti.
Dario Di Vico