Se capita l’occasione formiamo manager vietnamiti dell’industria del legno-arredo o ci tiriamo indietro davanti al pericolo di istruire nuovi concorrenti? Il quesito si è posto concretamente agli industriali del distretto del mobile che va da Pordenone e Treviso, uno tra i più importanti d’Italia per occupazione, export e produttività. Tutto è nato con un bando internazionale dell’Unido, l’organizzazione dell’Onu per lo sviluppo industriale, finalizzato a trasmettere un programma di insegnamento per migliorare le capacità delle aziende vietnamite del settore del legno. Il consorzio universitario di Pordenone ha deciso di partecipare e si è aggiudicato la gara.
Le dichiarazioni ufficiali sono tutte improntate alla soddisfazione ma non sono mancati tra i produttori locali i mal di pancia. I distretti del Nord Est sono piuttosto gelosi delle loro tradizioni e della loro cultura industriale e, ad esempio, ad Arzignano non erano stati così felici quando alcuni giovani cinesi avevano manifestato l’intenzione di iscriversi alle scuole specializzate della concia. “Ma i vietnamiti non sono come i cinesi – assicura Savio Simonella, presidente della sezione legno dell’Unione Industriali di Pordenone. Non clonano le aziende e sono più occidentali. E comunque anche se il rischio ci fosse .. va corso perché con la crisi che c’è non possiamo restare con le mani in mano e il mercato del Sud Est asiatico è enorme”. Aggiunge Enrico Sartor, direttore del consorzio universitario: “Tutte le opinioni vano rispettate ma se ci fossimo tirati indietro magari avrebbero vinto i tedeschi. E noi avremmo perso l’occasione di entrare in un mercato di 90 milioni di persone”.
In concreto il distretto di Pordenone formerà 18 manager e imprenditori vietnamiti, alcuni dei quali iscritti alla Hawa, la Confindustria del loro Paese. Dopo una fase d’aula è previsto uno stage nelle aziende del territorio e infine gli imprenditori del Nord est andranno in Asia per riqualificare e riorganizzare le aziende locali. Oggi l’industria del mobile vietnamita per tecnologia e sviluppo del prodotto è poco più che artigianale, grosso modo ai livelli della nostra degli anni ’50 e di conseguenza c’è molto da fare e molti spazi da riempire. L’obiettivo degli imprenditori friulani è creare una gamma di iniziative diverse dalle joint venture ad accordi di contract ed eventualmente entrare nel mercato del retail. Ikea docet.
Dario Di Vico