Le cose che Squinzi non ha detto
Claudia 31 anni e 18 lavori/ Una lettrice scrive..

al suo già di per sè centrato commento di oggi dalle pagine

del Corriere su Claudia e l’irreale dibattito sull’art. 18, aggiungo

un piccolo appunto sulla mia esperienza che completa il già di per sè

bugiardo ed effimero taglio dato da Monti ed altri governi sul tema

(complici i sindacati che considerano il mercato del lavoro ristretto

solo ad una forma e tacciono conniventi a tutto quello che viene eroso

da questa forma). Per parlare, come leggerà alla fine, di contributi

pensionistici degli autonomi, quelli che non si annoiano mai…

Mi sono laureata pagandomi l’università per scelta con un lavoro al

nero (dal 1992 al 1997 a Napoli dove la maggior parte del lavoro anche

oggi è al nero).

La mia università (erano gli anni della pantera, delle contestazioni

di massa per l’aumento delle tasse) non ha riconosciuto il mio stato

reddituale di nullatenente (ero uscita dallo stato di famiglia dei

miei ma, lavorando al nero, risultavo a zero reddito), adducendo il

pretesto che, udite udite, la legislazione vigente dice che solo suore

e preti potevano fare voto di povertà e io per forza mangiavo… con i

soldi dei miei. Ergo pagavo pure il massimo delle tasse!

Il paradosso arriva quando, in successivi impieghi che credevo

regolari (dopo la laurea e due master of course, pagati sempre con

altro lavoro nero), scopro che ben due datori di lavoro non mi versano

i contributi (illegalmente). Succedeva a Milano…Saluti e baci a 7

anni di contributi, 5 al nero e 2 che non dovevano esserlo.

Da dieci anni lavoro in proprio - a Milano -  e non è stata una scelta

ma una necessità, mi sono inventata una professione e un’agenzia. Sono

una delle tante partite iva per grinta. Sono convinta che i figli del

prof. Monti siano invece indirizzati ad una carriera di stipendiati.

Lo stato, quello protempore rappresentato da Monti, nel mentre mi dice

che bisogna essere flessibili (un’ovvietà per le tante Diana e Claudia

di Italia, a sud come a nord), sa cosa fa?

Viene a batter cassa ai miei contributi pensionistici d’autonomo,

aumentandoli per pagare le casse integrazioni di quelli del posto

fisso ed altre amenità.

Questo è intollerabile, visto quanti anni dovrò lavorare per arrivare

alla pensione. A questo punto gli autonomi d’Italia potrebbero fare

rivoluzioni.

Mi farebbe piacere lei potesse dedicare un commento a questa

paradossale situazione. Credo che i contributi degli autonomi debbano

essere aumentati solo per esigenze connesse a questa classe di

lavoratori, che peraltro non hanno sindacati così influenti ad

occuparsi di loro

I miei migliori saluti

Diana Marrone