Credit crunch / Un’altra lettera -
ho letto piu’ volte il Suo intervento sul ”corriere” di ieri senza riuscire a trovare alcuna indicazione ”non scontata” su come affrontare il problema dei rapporti banche/PMI.
Poiche’ sono certo, seguendo da tempo e con interesse i suoi interventi, che i suggerimenti e le indicazioni Lei le ha ”sulla punta della penna” non riesco a capite tanta prudenza nell’affrontare questo argomento.
Ho lavorato per tanti anni nel mondo del credito occupandomi (con ruoli anche apicali) di finanza di impresa. Le assicuro che fare credito é stato sempre difficile (ricordera’ per esempio il periodo del contingentamento) e che i rapporti con le imprese, soprattutto PMI, sono stati sempre ”conflittuali’.’ Il sistema bancario non é comunque mai venuto meno ai propri obblighi poiche’ concedere credito rientrava nella Sua stessa natura. Da circa dieci anni molto é cambiato, pesanti processi di reindustrializzazione e revisione della missione hanno allontanato le ”imprese bancarie” dal loro storico ruolo e soprattutto dal mondo delle PMI che piu’ non conoscono.
Ecco, se non si analizzano al ”tavolo del credito” da Lei auspicato le ragioni che hanno determinato questa profonda trasformazione, rivisitando ”quella cultura” che ha trasformato in maniera uniforme le nostre banche, non approderemo mai a nulla e daremo sempre la colpa a situazioni contingenti (anche se questa é davvero pesante) e lasceremo tanti coraggiosi imprenditori senza una risposta.
Mi permetto di suggerirle il punto di partenza: poiche’ ogni processo di ristrutturazione deve rilasciare, come si dice oggi, valore, analizziamo nell’arco di questi ultimi dieci anni i benefici per gli azionisti, per i managers e per i fruitori dei servizi bancari in termini di prezzo e qualita’.
Spetta a Lei proseguire.
con sincera stima
gianfranco scipioni Firenze