Le cose che Squinzi non ha detto
Credit crunch/ La replica di Mussari, Azzi, Fratta Pasini

Gentile Direttore

 L’articolo di Dario Di Vico pubblicato sul Suo giornale ci chiama a ribadire quale sia stato, quale sia e quale sarà il ruolo della banche italiane nel contesto dell’economia del nostro Paese.

In Italia la banca è un’impresa che dopo aver raccolto il risparmio dai cittadini e sul mercato, finanzia altre imprese e famiglie.

E’ ciò che abbiamo fatto e intendiamo continuare a fare.  

Questo è il codice genetico che ha tenuto fuori il Paese dalla crisi del 2008. È questo codice che ha fatto sì che l’Italia non sia stata chiamata a salvare le imprese bancarie, diversamente da quanto è accaduto in Europa e negli Stati Uniti.

In Europa le banche sono costate ai rispettivi governi più di duemila miliardi di euro. In Italia nulla.

Per le banche italiane i finanziamenti all’economia rappresentano più del 60% delle attività complessive rispetto ad una media nei principali paesi europei del 40%.  Inoltre, il rapporto tra il totale dell’attivo e il patrimonio (cosiddetto rapporto di leva) è nel nostro Paese pari a 14, contro una media sempre nei principali paesi europei di 24, ma con punte superiori a 30 in Germania e Francia.

La composizione dell’attivo e il minor grado di leva comportano una minore rischiosità strutturale delle banche italiane ed una loro minore redditività. Rispetto a quest’ultima il non aver fatto venir meno il supporto all’economia reale, in un momento di crisi, ha comportato, come conseguenza, una crescita degli impieghi in sofferenza e delle perdite su crediti. Il rapporto sofferenze su impieghi è praticamente raddoppiato negli ultimi anni, passando dal 3% del giugno 2008 al 6% del novembre del 2011, mentre negli ultimi tre anni le perdite su crediti sono ammontate a circa 32 miliardi di euro. 

A questa natura siamo indissolubilmente legati, ed è questa la natura che giustifica e rende in qualche modo insostituibile il ruolo delle banche nel nostro Paese.

Nessun banchiere, dietro le quinte, pensa di cambiare mestiere, i nostri ricavi principali vengono dal margine di interesse, ovvero dalla differenza tra quanto paghiamo e a quanto prestiamo il denaro. A questo mestiere, come detto non intendiamo rinunciare.

Siamo imprese che si confrontano e hanno per clienti altre imprese e famiglie, non essere in grado di servirle sarebbe in primo luogo una sconfitta per noi, un venir meno del nostro ruolo.

Anche in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo questo ruolo non è mai venuto meno. Nel 2011 gli impieghi hanno fatto registrare un tasso di crescita su base annua del + 4,1% ed oltre il 50% dei finanziamenti è stato erogato a imprese di piccola e media dimensione. A dicembre 2011, rispetto alla fine del 2010, il flusso netto di nuovi prestiti è stato pari a 40 miliardi di euro.

Oggi, grazie al primo intervento della BCE - è opportuno sottolineare che la garanzia statale ha un costo che si aggiunge al tasso dell’1% - noi Italiani, ma dovremmo dire noi europei, siamo stati messi in grado di evitare la riduzione del credito.

Da maggio dell’anno scorso, infatti, il mercato della liquidità si è chiuso, ciò ha determinato e determina l’impossibilità di rifinanziare le obbligazioni in scadenza. Senza l’intervento BCE, non sarebbe rimasto che richiamare i crediti in essere e ridurre quindi i nostri attivi. Non averlo fatto è un chiaro ed inequivoco sostegno ad imprese e famiglie.

Questo è il primo uso di buona parte della prima tranche di liquidità, accreditata solo il 28 dicembre, meno di un mese fa. Oltre a tale impiego la provvista BCE, come ovvio, servirà a sostenere imprese e famiglie in una fase così complicata.

Abbiamo fatto molti sforzi in questi anni per chiarire quale sia e debba essere il ruolo delle banche italiane in Italia, imprese tra le imprese, capaci di sostenere l’economia reale.

Ci rendiamo conto che questi sforzi sono ben lungi dal aver raggiunto il loro traguardo, e da parte nostra vi è il serio impegno a moltiplicarli. Vorremmo in questo percorso che si comprendesse, quanto di buono abbiamo realizzato,  a quali difficoltà andiamo incontro ogni giorno, di come le regole spesso congiurino contro la nostra natura.

Valga un esempio, l’attuale versione di Basilea tre prevede un aumento della ponderazione per i crediti alle PMI. Questo determinerebbe che un credito che oggi assorbe un a certa quantità di capitale, domani ne assorbirebbe molto di più, con l’ovvia conseguenza di ridurre la capacità della banca di erogare la stessa quantità di credito.

Le banche italiane, unitamente a Confindustria, Alleanza delle cooperative, Rete imprese Italia, hanno per tempo presentato al Commissario Tajani e al Commissario Barnier una proposta di modifica tesa ad evitare questo rischio.

In questi giorni abbiamo riattivato il tavolo sul credito con le altre associazioni di categoria. È nostra intenzione valutare ogni misura, anche non convenzionale, che sia utile a porre rimedio ad una fase difficile ma transitoria. In questo contesto vorremmo fornire il nostro contributo a risolvere la grave situazione relativa ai ritardi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione.

Gli esempi valgono a dimostrare che siamo in campo pienamente, che il nostro campo di gioco è l’Italia, che il nostro obiettivo è far crescere, anche grazie alla leva del credito - che non è l’unica leva da utilizzare - l’economia del nostro Paese.

 Alessandro Azzi – Presidente Federazione delle Banche di Credito Cooperativo

 Carlo Fratta Pasini  - Presidente Associazione Nazionale fra le Banche Popolari 

Giuseppe Mussari – Presidente Associaizone Bancaria Italiana

Antonio Patuelli -  Presidente Banche ACRI

Camillo Venesio – Presidente Associazione Banche Private Italiane