Le cose che Squinzi non ha detto
I camionisti dell’Est/ Scrive Mario Massai

Ti scrivo perché il tuo articolo di oggi sull’autotrasporto ha trattato un tema del quale conosco qualcosa.

Tutto vero: i camionisti dell’est fanno oggi quello che gli italiani facevano 50 anni fa nel centro dell’Europa. Uno come Gazzotti a Sassuolo (un big nel trasporto delle piastrelle) potrebbe raccontarti molto. Nel 1980 nell’allora Corriere dell’ Economia avevo già trattato il tema. In Friuli i camion dell’allora Bulgarotransport e della  moscovita Sovtransauto già prendevano viaggi di ritorno a prezzi “stracciati”. Come oggi.

Ci sono due punti che hai citato e che meritano più attenzione: le ditte senza veicolo, veri e propri intermediari parassiti, e i padroncini con un solo veicolo (o un paio).

Olandesi, francesi  e tedeschi operano con grandi flotte, migliaia di mezzi. Quindi acquistano con grandi sconti. Le loro leggi fiscali permettono leasing a breve termine così da abbattere gli utili ammortizzando il veicolo in un anno. A questo punto il veicolo viene rivenduto con grossi margini ai camionisti del sud Europa, italiani in testa. Alle imprese di autotrasporto del Nord il veicolo così costa poco o nulla: comprano con sconti di almeno il 25 per cento e rivendono il mezzo con 200mila km sul contachilometri allo stesso prezzo che hanno pagato.

Chi acquista? Il padroncino che non ha potere contrattuale, che lo sfrutta poco (lo guida mediamente solo lui), che fa invecchiare il mezzo da fermo ma che è contento di comprare un mezzo “nuovo” spendendo molto meno.

Un’ultima annotazione. La nostra mentalità da ex poveri ci spinge sempre a cercare di “guadagnare di più”. In questo modo usciamo  da ogni logica concorrenziale. Sarebbe il caso di verificare come spendere di meno. E come i nostri amici europei riescano a farlo.

Con un caro saluto.

Mario Massai