Le cose che Squinzi non ha detto
Professioni/ Scrivono i consulenti di management

Le volevo portare la testimonianza della nostra professione, quella dei consulenti di direzione/management, rappresentati da APCO (

www.apcoitalia.it

), l?associazione di cui sono Presidente.

 

Noi siamo una professione non-regolamentata per eccellenza, anzi direi troppo. Soffriamo ad esempio del fatto che chiunque si può definire consulente di management, creando false aspettative e distorsioni (tipico il fenomeno degli incarichi poco trasparenti nel settore pubblico).

Il nostro è un settore in cui operano grandi società con centinaia di dipendenti, piccole società, così come molti liberi professionisti. E’ da rilevare che in Italia il mercato della consulenza è sottodimensionato rispetto a tuute le altre nazioni europee, in particolare le più sviluppate economicamente. Le ultime ricerche indicano uno 0,2% del PIL per l?Italia, verso un 1,1% della Germania o uno 0,46% della Francia.

Come associazione ci proponiamo di aggregare e rappresentare chiunque svolga questa professione, in qualsiasi ambito; cerchiamo anche di qualificare l’offerta con procedure rigorose per l’iscrizione (colloquio, referenze firmate da clienti,…) e la richiesta di firmare un Codice Etico sulla relazione cliente-consulente.

Ci troviamo in una situazione strana: siamo una professione del futuro, operiamo in un mercato aperto senza vincoli di alcun tipo e molto concorrenziale, ….eppure non è la situazione ideale. Esiste una forte asimmetria conoscitiva fra domanda ed offerta, che blocca la crescita del mercato in particolare per le PMI. La consulenza non qualificata, i falsi consulenti (gli amici, gli improvvisati,…), la deresponsabilizzazione della consulenza, hanno creato una situazione che non favorisce dinamiche corrette fra domanda ed offerta e deprime il mercato. Anche fra noi consulenti ci sono poi posizioni diverse, legate a storia, competenze, mercati di riferimento, tra chi ritiene che il brand e la notorietà siano tutto, e chi pensa che qualche forma di qualificazione sia necessaria.

So di dire cose che Lei ha ben presente, ma la crescita delle professioni intellettuali come la nostra, e come altre che stanno nascendo e nasceranno, richiede la definizione di politiche nuove, di nuovi sistemi di regolamentazione che coniughino adeguate garanzie per il mercato con l’assenza di vincoli e rendite di posizione.

Marco Beltrami