PRATO - Per uscire dal conflitto e dalla diffidenza non è mai tardi. A volte sono i figli ad espiare le colpe dei padri, altre volte quegli stessi figli riscrivono la storia per dargli un’altra piega: quella giusta. Quelli che a Prato riponevano nelle “seconde generazioni” (di immigrati) le proprie aspettative per una diversa integrazione, oggi possono osservare con soddisfazione i primi frutti acerbi di quelle speranze. Centouno ragazzi cinesi che vivono nella città tessile, sabato pomeriggio, si sono ritrovati di fronte alle porte del circolo associativo Curiel, nel cuore di Chinatown. Dai 15 ai 25 anni, quasi tutti nati a Prato, si sono messi in fila per iscriversi ai “corsi gratuiti di conversazione” in italiano organizzati da ragazzi della loro stessa età, i componenti dell’associazione giovanile “Assemblea Libertà è Partecipazione” (Alp). Nello stanzone i ragazzi si siedono in cerchio, leggono libri, guardano film, discutono: tutti insieme. Tutto questo, semplicemente, non era mai accaduto. Sommare questo numero di ragazzi cinesi a questa forma di condivisione - mischiare gli ingredienti della lingua e del confronto con l’approccio di assoluto disinteresse economico - fa di questa “nuova piazza eterogenea” una novità assoluta nel panorama pratese. La partecipazione spontanea della comunità cinese a eventi non mediati da alcuna istituzione - Ambasciata, Comune o Provincia – è un fatto del tutto sconosciuto alle cronache della città. E più si scava tra i perché di questa inattesa interazione, più si rimane sbalorditi dalla semplicità con cui certi fenomeni sociali possano avverarsi in mezzo al clima di tensione che si è sviluppato negli ultimi vent’anni. Visti dalla parte dei cinesi i corsi sono utili e convenienti. I ragazzi iscritti sono nati in maggioranza a Prato, ma non possiedono grande dimestichezza con la lingua italiana: in tanti hanno passato diversi anni in Cina nell’infanzia, molti altri continuano a vivere in un ambiente familiare che si nutre di soli rapporti chiusi all’interno della comunità orientale. Come effetto collaterale l’approccio diretto con i coetanei dovrebbe riuscire ad abbattere anche l’altissimo tasso di abbandono scolastico che si registra da parte degli stranieri in città. Visti dalla parte degli studenti pratesi i corsi sono la strada più veloce per conoscersi: il modo più naturale per percorre una strada evidentemente già tracciata dalle circostanze. L’appuntamento si rinnova per tre ore ogni sabato pomeriggio, con tre gradi crescenti di difficoltà del corso (ai quali si accede tramite un veloce test d’ingresso). I giovani di Alp, che nelle loro fila possono contare sulla partecipazione attiva (e decisiva) di due ragazze cinesi poco più che ventenni, non guadagneranno un euro. “E’ un’esperienza che avevamo già tentato l’anno scorso con poche adesioni: davvero non ci aspettavamo tutto questo successo”, spiega il presidente dell’associazione Diego Blasi. Alp aveva anche partecipato ad alcuni bandi pubblici locali per sovvenzionare i costi (ora autofinanziati) dell’iniziativa. “Purtroppo – spiega ancora Blasi - non siamo riusciti a vincerne nessuno. Con i corsi di conversazione, tramite lo strumento di integrazione della lingua, vorremmo che Prato si trasformasse in un luogo aperto: vogliamo combattere quell’idea feudale che sta facendo mancare alla nostra città l’appuntamento con la Storia”.
Giorgio Bernardini - A Prato 100 giovani cinesi in fila per iscriversi ai corsi di italiano -