Con una scelta sicuramente intelligente e tempestiva il gruppo spagnolo Inditex, conosciuto dal grande pubblico come il proprietario di Zara, ha fatto sapere che in Italia non aumenterà i listini e che “assorbirà” interamente l’aumento dell’Iva deciso dal governo nell’ambito della manovra. Comincia così la battaglia d’autunno del commercio e i grandi gruppi cominciano a posizionarsi. Del resto il mercato italiano dei consumi è stagnante e c’è grande preoccupazione per i riflessi sia psicologici sia concreti che le misure di rientro dal debito avranno sui comportamenti dei consumatori. Per questo Zara gioca d’anticipo e in qualche modo costringe gli operatori italiani ad accelerare la riflessione. Gli scenari forniti mercoledì scorso dalla Lega Coop (elaborazione Ref) non inducono certo all’ottimismo: i consumi pro-capite da noi sono tornati indietro di oltre un decennio e l’Italia risulta uno dei Paesi europei più colpiti. Se facciamo salvi gli apparecchi telefonici, gli smartphone e i computer il bene di consumo che cresce di più è la spesa per pagare le badanti (classificata come “protezione sociale” in omaggio al politicamente corretto), il che la dice lunga sul grado di invecchiamento del Paese. In più va considerato come la spesa in scommesse e gratta-e-vinci nel 2011 abbia superato quella per l’abbigliamento e sia arrivata al 60% di quanto gli italiani tirano fuori dal portafoglio per l’alimentare.
Che fare, dunque, in un contesto in cui, per altro, l’inflazione ha ripreso a crescere? Ritoccare i listini rischiando di perdere clientela o assorbire gli aumenti delle tasse sacrificando il margine? Vedremo nei prossimi giorni le scelte dei vari operatori ma sarebbe interessante che in questo dibattito avesse campo anche una terza possibilità, quella di battersi contro la crisi dei consumi con l’arma dell’innovazione. L’impressione è che il commercio italiano abbia bisogno di muoversi in fretta superando l’odierna tendenza a leccarsi le ferite. Se la domanda cala, tocca all’offerta diventare meno rigida per intercettare la clientela con la giusta politica di prezzo ma anche mettendo in campo idee nuove. Se la montagna non va da Maometto allora tocca a lui muoversi. E solo per fare un esempio l’adozione dell’happy hour, ovvero di uno spazio orario durante il quale si praticano prezzi più contenuti, ha sicuramente giovato a un settore come quello dei bar. Non ci sono formule altrettanto efficaci da applicare in altri comparti? Tutto quello che è innovazione ed è capace di far risparmiare al consumatore tempo, denaro e spazio può servire oggi a rivitalizzare la domanda e quindi va tenuto in gran conto.
Una novità importante per affrontare la battaglia d’autunno può essere rappresentata anche da un rapporto tra industria e commercio meno conflittuale. E’ chiaro che la coperta dei margini è corta e di conseguenza viene spontaneo accapigliarsi per cercare di non restare la freddo. Non è un caso l’Antitrust abbia aperto un’istruttoria su presunte pratiche scorrette messe in atto dalla grande distribuzione. Ma visti i mala tempora industria e commercio a questo punto dovrebbero allearsi in primo luogo “re- ingegnerizzando” la filiera ovvero tagliando sprechi e inefficienze, poi dovrebbero unire le forze per proporre al consumatore soluzioni innovative (magari puntando a migliorare il servizio). La corsa all’innovazione è già in pieno svolgimento sulla rete con i gruppi di acquisto, vedi Groupon, e il commercio tradizionale deve decidere se allearsi o restare tagliato fuori.
Dario Di Vico
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